Stressogni

Stressogni
E’ sicuramente un periodi di forte stress. Di notte non dormo bene, penso e ripenso, mi giro, rimugino. La mattina mi sveglio pensando al lavoro, ai clienti, agli obbiettivi al fatturato. Tiro un pugno al cuscino e mi interrogo se tutto cio’ abbia un senso. E come una litania alla orazione dei defunti inizio a citare i miei clienti e li accompagno con il piu’ classico augurio di una buona destinazione per poi passare ai miei capi partendo sempre dall’ufficio personale e da quel giorno in cui ho spedito il curriculum e sfortunatamente il fax non era rotto.
Ogni mattina mi sveglio e mando un sms al mio collega raccontandogli cosa ho sognato. Lui mi risponde con frasi di Ciccio Graziani estrapolate da un popolare reality show su un squadra di calcio: “il passato uccide il presente e ti ruba il futuro”
Sicuramente stiamo andando via di testa entrambi, forse lui e’ un po piu’ avanti di me o meglio “e’ cosi avanti che quando si guarda indietro vede il futuro”.
Sono da un cliente, gli presento i miei prodotti ma a lui non interessano. E’ seduto braccia incrociate e non vuole assolutamente comprare. Io argomento, spiego l’efficacia, la convenienza ma mi rendo conto che non mi ascolta ed aspetta solo che me ne vada. E’ una sorta di guerra. Io non me ne vado finche’ non compra, lui non compra e vuole che io me ne vada. Sono consapevole che sto perdendo la partita, che saro’ eliminato dalla coppa dei campioni e allora prima di abbandonare il campo voglio piantargli almeno un scarpata sugli stinchi, lavorarlo un po’ sul senso di colpa. In tutto cio’ appare la mia professoressa di dizione, un angelo anche nel nome, anzi di piu’, Arcangela. Due occhi verdi cristallini da tuffarsi nella sua anima, il volto sereno, sorridente, entusiasta. Un angelo che viene ad aiutarmi, a tracciarmi la via come fosse una stella cometa, per fare breccia nell’animo rude ed ostile del cliente ed invece no. Ogni parola che dico mi corregge, mi cambia l’accento, mi aggiusta la pronuncia, l’impostazione della voce il tono. Lo fa per il mio bene, perche’ occorre esercizio, perche’ se mai si comincia mai si impara. La guardo tra il disperato, l’affranto il supplichevole e poi con voce flebile “prof allontana da me questo calice? Questo, la “e” e’ chiusa! Bastaaaaaaaaaa! Mi sveglio, ecco che inizio la litania.
Ieri sono stato dal mio piu’ grosso cliente o meglio quello che fino a ieri era il mio piu’ grosso cliente, visto che ha deciso di non comprare piu nulla. Un po’ l’avevo intuito che non avesse piu grande interesse per i miei prodotti: sara’ stato quel negarsi al telefono, quel rimandare di giorno in giorno l’appuntamento, quell’essere sempre un po’ scostante. Ora pero’ me l’ha detto in faccia, non ci sono dubbi, non avrebbe piu’ comprato. Li’ per li’ ho cercato di argomentare di cercare una via di uscita una soluzione alternativa, creativa come ci insegnano ai corsi di vendita ma a lui non interessa proprio nulla. Esco dal suo ufficio sorridente, in fondo ero preparato, me l’aspettavo. Penso di averla presa bene: per una porta che si chiude un portone si apre, la vita e’ bella perche’ varia e via a seguire con fesserie di questo genere.
Poi cala la notte vado a dormire ed il mondo si trasforma, la realta’ si dissolve ed ecco che non sono piu’ un venditore o sedicente tale, non sono piu’ un messo viaggiatore alla Pirandello ma guarda, guarda sono il capo ispettore dei NAS. [ndr Nuclei Antisofisticazioni dei Carabinieri] ed a giorni alterni, cosi’ con indifferenza e noncuranza mando una squadra in ogni filiale del mio ex grosso cliente a fare dei controlli.
Non sono psicologo ne’ psichiatra pero’ credo di aver metabolizzato bene il lutto. Se avessi avuto sedici anni forse gli avrei rigato l’auto, da adulto mi limito a sognare.

Autore Lorenzo Parente

   

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