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..Sbuffo di treno stanco
Ho incontrato dio tra le rotaie stridenti di una grigia stazione di città, abbandonata alla notte. Distesa sul dorso, lungo il bordo della banchina, teneva la testa rivolta alle locomotive addormentate, e lasciava penzolare il braccio, quasi fino a toccare la ghiaia con le sue dita bianche e sottili. Lo lasciava dondolare, avanti e indietro, ed il suo sguardo era stanco, appannato. Il viso da ragazzina sembrava di cera, carnagione lattea velata da nebbia.
Ho incontrato dio in una lurida stazione di periferia. Mi faceva strada voltandomi le spalle, e mi parlava piano, melodia cigolante di binari, a stento riuscivo a sentire la sua voce ma ascoltavo, rapivo ogni parola, gelosamente me la stringevo al petto. Le persone tristi, mi diceva, le persone infelici… Sbuffo di treno stanco. Fumo nero. Tra i suoi capelli, tra le sue ciocche scure. E perdo tutt’a un tratto le parole. Il suono dei suoi tacchi sull’asfalto mi distrae. Prosegue con sveltezza, la seguo, mi smarrisco. La sua figura snella, come un’ombra, si dissolve. Tra la nebbia e la caligine, svanisce.
Ho incontrato dio tra i binari taciturni di una malinconica stazione suburbana. Mosche e falene inerpicarsi leggere lungo il vetro opaco del finestrone del convoglio. Vagoni affaticati. Vagoni in attesa. Lei, la vedo. Si ferma, siede sul terriccio, graffia il suo stivale di vinile su una delle rotaie. Rosso. Lucido. Un graffio stridulo. Il fango le insudicia le mani ed una coscia. L’altra la tiene alzata, lasciando che la gonna le scopra il pizzo verde degli slip. La osservo, ed ai miei occhi assume le sembianze di una bambola di stracci abbandonata sul terreno sporco. Le persone stanche, bisbiglia, le persone sole… Ancora un ciuffo di capelli le nasconde gli occhi scuri, non mi guarda, la guardo, la guardo e non la vedo. Dio sembra impaurito, quando lo si guarda con sospetto. Le persone innocenti, sospira, i peccatori… Gli uomini sarcastici, i bambini cattivi…
Vorrei sederle accanto ma il timore mi trattiene. Sembra così sola, nella sua aura nebulosa. La sua pelle candida, imbrattata dalla ruggine e dalle ali di farfalle notturne. Le sue braccia nivee, corrotte dal fumo. Sembra così sola. Così altera, così fiera.
Ho incontrato dio tra le rotaie stridenti di una grigia stazione di città, abbandonata alla notte. Distesa sul dorso, lungo il bordo della banchina, teneva la testa rivolta alle locomotive addormentate, e forse sognava, di un’infanzia sciupata, venduta, forse si perdeva tra ricordi, voci, segni. E sembra così sola. Così altera, così fiera.
Sembra così sola.
Autore
Maria L
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