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una favola di mare
. . . dedicato a chi ama il mare !
Eccomi nuovamente in mare aperto.
Ero sicuro di rischiare grosso questa volta, ma la voglia di avventura e quel pizzico di incoscienza tipica dell’età, mi spinsero a ritentare questa nuova affascinante avventura che, se portata a buon fine, potevo archiviare nell’angolo del cuore riservato ai ricordi migliori.
L’acqua era limpida, di una trasparenza assoluta e i raggi del sole, filtrati in superficie, disegnavano strane ma inebrianti forme sugli scogli, sui coralli, facendoli vivere in animazioni e scintillii irreali.
L’attività sul fondo sabbioso era molto intensa.
La mia attenzione venne catturata da un grosso granchio impegnato a sminuzzare il malcapitato mollusco, muovendo con straordinaria abilità le sue grosse chele, mentre una elegante anemone fluttuava i suoi micidiali petali nella musica delle correnti, attirando con maliziosa maestria, le sprovvedute prede che cadute nella velenosa ma elegante trappola, si limitano a morire.
Un piccolo barracuda mise in atto il suo istinto di predatore, provocando il panico in mezzo a una nuvola di pesci azzurri, mentre un permaloso ed irritabile pesce istrice, disturbato da qualcosa o qualcuno, si stava gonfiando a vista d’occhio, mostrando tutti i suoi aculei a difesa della sua aristocratica intimità.
Osservavo ammirato questa frenetica attività e mi venne da pensare alle strane e molteplici situazioni che possono crearsi in uno spazio così limitato, mentre una triste riflessione prendeva corpo nella mia mente.
Quello che avevo visto e apprezzato con un pizzico di simpatia era semplicemente una accanita lotta per la sopravvivenza, dove solo il più forte o il più scaltro ha diritto alla vita, lasciando poco spazio a chi non impara in breve tempo il segreto della cattiveria e dell’ egoismo sufficienti a calpestare chi intralcia il loro cammino.
Con un poderoso colpo di pinne cambiai direzione e con un altro cancellai certi tristi pensieri, non era né il luogo né il momento per dare spazio a tristezze o filosofiche conclusioni sul significato della vita.
Dopo tante paure, indecisioni e ripensamenti nel ritentare questa pericolosa escursione, ora che la stavo vivendo davvero, devevo solo divertirmi il più possibile godendo quei pochi attimi di proibita libertà nella speranza , purtroppo remota, di rivederla.
Ero consapevole di essere innamorato come mai lo ero stato in tutta la mia vita, capivo anche che il nostro era un amore impossibile, per questo dovevo con ogni mezzo rivederla, anche solo per un attimo, un solo intenso, meraviglioso attimo, ma devo rivederla.
Sarà, purtroppo, l’ ultima volta, d’ accordo.
Non farò mai più la sciocchezza di rischiare la vita per un solo attimo di impossibile amore, d’ accordo.
Non penserò più a lei tanto intensamente da provocarmi crampi allo stomaco o un malessere fisico generale, con la mente in completa confusione e quella espressione da idiota tipica del pesce bollito.
Ma cavolo, desideravo rivederla ancora una volta, solo un altro appagante, meraviglioso attimo di vita.
I raggi del sole si erano fatti più intensi e perforavano la superficie del mare intiepidendo l’ acqua e illuminando come potenti riflettori il fondo marino.
Era un incanto.
Mi inoltrai maggiormente verso il mare aperto lasciandomi cullare da questa inebriante sensazione di benessere e di eccitante attesa, una vocina dentro di me ripeteva, con tono convincente che l’ avrei rivista.
Probabilmente era talmente forte il mio desiderio che sentivo anche strane voci di cui avevo il comando.
Un grosso Barracuda passò veloce a pochi centimetri, sfiorandomi, mentre una medusa di gigantesche dimensioni avanzava faticosamente mostrando tutte le magnifiche numerose tonalità di colori con le quali mascherava il micidiale veleno contenuto nei suoi tentacoli.
Di colpo tornai con il pensiero al Barracuda.
Non mi aveva degnato di alcuna attenzione, la cosa non mi dispiaceva affatto, ma era un esemplare adulto, con mascelle capaci di affrontare qualunque nemico, eppure era scivolato via di gran fretta, perché ?
Forse era già sazio o forse non costituivo una preda abbastanza interessante, ma qualunque fosse il vero motivo, il barracuda è un pesce curioso per natura e qualche giro intorno a me, anche solo per individuare la possibilità di attacco o difesa, lo avrebbe certamente effettuato, invece era filato via, senza notarmi, a velocità sorprendente, come se…….come se avesse paura !
Il mio cervello valutò immediatamente i possibili motivi di tale stranezza e dopo varie ipotesi la soluzione si concretizzò semplice, banale, tremenda.
Se un Barracuda di quelle dimensioni, capace di affrontare qualunque nemico, fugge spaventato e il più velocemente possibile, la causa può essere una sola, che il nemico è molto più pericoloso di lui, pericoloso e potente come il peggiore dei predoni del mare……il grande squalo bianco !
Il panico, come un grosso tentacolo di morte, mi avvolse completamente, voltai d’istinto la testa verso la barriera corallina e mi accorsi con un fastidioso senso di nausea che era maledettamente lontana.
Immerso nelle mie fantasie non mi ero accorto di essermi allontanato troppo dall’ unica possibilità di salvezza, quella salvezza fatta di taglienti e micidiali incrostazioni coralline che permettono il passaggio solo a soggetti di limitate dimensioni, e questo non era certo il caso di uno squalo lungo sei metri e del peso calcolato in tonnellate.
Guardai verso il basso alla ricerca di un minimo segno di vita, ma solo la sabbia mi era testimone.
Là dove pochi istanti prima la ruota della vita girava freneticamente, adesso era l’ immobilità assoluta, macabro presagio di sinistri avvenimenti.
Poi lo vedo !
Il grosso squalo bianco pinnava maestoso a mezza costa.
Era enorme!
L’ ombra che proiettava sugli scogli di corallo, danzando minacciosa a velocità folle e insinuandosi con violenza negli incavi ed anfratti, bastava da sola a farti capire quanto fosse inutile e assurdo pensare di sfuggire a quella invincibile macchina della morte.
La pinna dorsale fendeva l’ acqua in superficie con rara potenza, sembrava la prua tagliente di una corazzata, si ergeva ritta e maestosa a metà dorso dello squalo più grosso che abbia mai visto e neppure immaginato.
Le pinne laterali avevano una tale estensione da poter contenere comodamente l’ampiezza alare di una grande manta adulta.
Gli occhi erano inespressivi eppure agghiaccianti, due grosse palle nere che sembravano fissare il nulla, come se a loro non importasse minimamente vedere la forma o le sembianze della prossima vittima.
La bocca era semplicemente orrenda.
L’ incubo peggiore che l’immaginazione potesse partorire,
Terrore di tutti i mari era semiaperta, lasciando allo scoperto la prima fila di micidiali denti.
Di forma triangolare, frastagliati sui due lati per una migliore presa e capacità di tranciare qualunque animale, i denti dello squalo sono messi su file progressive, in modo tale che consumati o rotti i primi
vengono subito sostituiti dalla seconda fila e così la seconda con la terza come tanti bravi soldatini programmati per uccidere.
Alcuni frammenti di carne erano ancora intrappolati fra i taglienti triangoli, testimonianza tangibile di qualche macabro banchetto, ma non ero in grado di individuare la vittima e non sforzai di certo la fantasia per cercare di capire.
Un brivido di puro terrore si diffuse su tutto il mio corpo, e quello fu un errore fatale.
Lo squalo, come il più sofisticato dei radar, captò immediatamente le mie vibrazioni voltò di scatto la testa puntando con decisione verso di me.
Nell’ oblio che precede la conoscenza del terrore, rimasi ugualmente infastidito dalla totale indifferenza con la quale lo squalo affrontava una nuova preda sconosciuta, la sua assoluta certezza che niente e nessuno lo potesse fermare e la spavalda sicurezza del più forte.
Mentre ero protagonista di quegli attimi tremendi pregni di terrore e di paura pensai alla meravigliosa creatura per la quale stavo vivendo questa orribile esperienza,
Sognando, immaginai di essere talmente forte da sconfiggere l’orrendo mostro, passando il resto della vita coccolato dal mio unico amore e stimato da tutti per aver compiuto una impresa tanto eroica, uccidendo la terribile “Morte Bianca”.
Tornai alla macabra realtà e vidi lo squalo avvicinarsi sempre di più ed ingigantirsi in modo impressionante.
Calcolai la distanza dalla barriera corallina ma niente da fare, anche nuotando al massimo delle mie forze e sorretto dalla disperazione, la distanza era troppa e quel maledetto bestione velocissimo.
Mi voltai nuovamente nella speranza che lo squalo avesse deciso di cambiare preda, ma vidi le enormi mascelle schiudersi in un sorriso di morte, mi resi conto di essere giunto alla fine della mia esistenza.
Come il peggiore dei masochisti mi chiesi quale parte del mio corpo lo squalo avrebbe attaccato per prima, e dove il suo primo possente morso.
Immaginai le mie carni dilaniate e lacerate, il dolore intenso, insopportabile, il sangue che uscendo copioso dalle ferite ironicamente avrebbe colorato l’acqua a festa, dove brandelli del mio corpo sparsi intorno galleggiavano grottescamente e lentamente si adagiavano sul fondo sabbioso, pronti a nutrire chi non avrebbe mai osato affrontarmi, mentre ora gode di quella inaspettata provvidenza.
Poi il secondo tremendo morso, quello definitivo, quello che metterà fine alla mia atroce sofferenza, e nell’attimo che precederà la morte, il mio cervello elaborerà l’immagine goffa di un corpo tranciato in due pezzi, i resti bizzarri di chi, pochi istanti prima, nuotava allegramente in cerca del proprio amore.
L’ultimo pensiero lo dedicai a quella meravigliosa e sconosciuta creatura e al rimpianto di non averla rivista finendo così la mia esistenza con la sua immagine nel cuore. Poi come un minaccioso temporale, un ombra gigantesca coprì i raggi del sole che filtravano dalla superficie, oscurando l’ultima tenue speranza di un improbabile miracolo.
Era giunto il momento del lungo viaggio.
Con triste rassegnazione decisi di chiudere gli occhi così da evitare l’umiliazione di vedermi divorato.
All’improvviso un intenso bagliore seguito da una forte esplosione, e mi ritrovai al centro di un violento turbinio d’acqua che investendomi mi capovolse più volte.
Con la mente tornai a come avevo immaginato il primo terribile morso, rendendomi conto della diversa realtà, non mi aspettavo certo qualcosa di così esplosivo, eppure, stranamente, non provavo alcun dolore, evidentemente il morso era stato così rapido e deciso che parte del mio corpo già non esisteva più, ma evitai di girarmi per una conferma, sarebbe servito solo a prolungare il mio terrore.
Mi preparai al secondo definitivo attacco, invece una seconda esplosione seguita dal potente turbinio e ancora nessun dolore.
Strano, è impossibile che lo squalo possa fallire così platealmente il suo attacco, eppure continuavo a vedere quelle migliaia di bollicine davanti a me, vedevo l’azzurro del mare, sentivo il profumo delle alghe, continuavo a scaldarmi con i raggi del sole, o questo è il Paradiso o per qualche incredibile motivo l’attacco della grande morte bianca era fallito.
Con ansia e paura decisi di voltare la testa e vedere cosa rimaneva del mio corpo, ma con stupore lo spettacolo che si presentò ai miei occhi mi convinse che l’attacco dello squalo era completamente fallito infatti la mia amatissima testa era ancora intera e al suo posto, così come il resto del mio corpo.
Guardai verso l’alto, in direzione dell’immensa ombra.
Il grande squalo bianco lentamente si inabissava percosso da violenti spasmi.
Si contorceva avvitandosi su se stesso, cercando, con una strana e assurda danza l’ultimo appiglio ad una vita che sentiva sfuggirgli ogni metro più in basso.
Questa volta la scena madre era tutta sua, ed era l’esatta replica di quella che centinaia di sue vittime avevano già recitato.
Per una volta il mostro non era ne sicuro ne spavaldo, anche nei suoi occhi inespressivi si poteva leggere un senso di sgomento e incredulità misto a un terrore totale.
Il terribile assassino aveva perso la sua battaglia, ma anche se prima e unica, era uscito sconfitto dalla battaglia più importante, quella per la vita.
Lo guardai inabissarsi sempre più, lento, maestoso, sconfitto, e notai, proprio sopra la testa, due grossi buchi dai quali usciva regolare a fiotti una enorme quantità di sangue, cercai di capire come diavolo si fosse procurato quelle mortali ferite, ma la felicità di essere ancora vivo e tutto intero era così forte, che dimenticai lo squalo per gustarmi la gioia di esistere, di aver superato con molta fortuna e nessun danno la mia avventura più pericolosa, una avventura che avrei ricordato per tutta la vita.
Lo squalo si adagiò sul fondo sabbioso, provocando una enorme nube, era la fine di tutto.
Mentre la sabbia si dissolveva posandosi nuovamente sul fondo e l’acqua lentamente tornava alla sua abituale limpidezza, guardai, quasi affascinato, la carcassa di quel terribile mostro circondata da altri squali di ogni ordine e misura, che attirati dal sangue, dilaniano con potenti morsi i miseri resti della temuta “morte bianca” ormai preda di chi non avrebbe mai osato contendergli il potere.
Stavo riprendendo il mio abituale autocontrollo, quando sopra di me il sole viene nuovamente oscurato da una minacciosa ombra di notevoli dimensioni.
“ Ci risiamo ” è il mio primo pensiero, troppo bello scamparla così, senza danno.
Mi accorsi subito che le fattezze non erano quelle di uno squalo adulto, troppo piccole, eppure l’ombra era abbastanza grande da non appartenere neppure a un pesce di media stazza.
Mi spostai lateralmente per non essere abbagliato dal sole e poter almeno vedere ed eventualmente affrontare questo mio nuovo nemico.
Sola allora la vidi.
Splendida, nella sua magnifica bellezza, mi apparve come in un sogno.
Era la creatura misteriosa di cui non sapevo nulla, sapevo solo di esserne perdutamente innamorato.
La guardai con dolcezza accorgendomi che teneva tra le mani una curiosa asta lucente, immediatamente ricordai lo strano bagliore prima dell’attacco dello squalo, ricordai anche di avere già visto quella strana asta usata da un tipo che andava a caccia di squali e di quanto fosse micidiale.
Dunque è stata lei a salvarmi, è stata lei con il suo coraggio con la sua temerarietà a sconfiggere il grande squalo bianco regalandomi la vita.
- Dio mio, è magnifico - pensai
Salvato da chi amavo più di ogni altra cosa, avevo fatto bene a rischiare, ero stato bravo a superare il timore e oltrepassare la barriera corallina con il rischio e la paura dell’ignoto per trovarmi protagonista di una avventura da incubo con un finale però che appagava il mio desiderio più forte, rivedere quella splendida creatura.
Adesso i nostri corpi erano a pochi centimetri di distanza, tanto che potevo ammirare, attraverso il vetro della sua maschera, i profondi occhi blu, blu come il colore dell’oceano.
Lei accennò un sorriso accarezzandomi la testa, io nell’imbarazzo assoluto arrossii visibilmente, sapevamo entrambi che il nostro era un amore impossibile, eppure eravamo lì, praticamente immobili a trasmetterci tutto il nostro affetto.
Cercai, goffamente di ringraziarla, provocando solo qualche stupida bolla d’aria, mentre dentro di me saliva il prepotente desiderio di baciarla, di amarla, con la certezza però che avrei rovinato quella meravigliosa intesa.
La guardai ancora per qualche istante, era bellissima.
Poi, come rispettando un tacito accordo, iniziammo entrambi a pinnare, ma in direzione opposta.
Mi voltai ancora per un ultimo saluto, con la triste certezza che non ci saremmo più rivisti.
Addio mia bella sconosciuta, non ti dimenticherò.
Mi avvicinai rapidamente alla barriera corallina assorto nelle mie considerazioni.
Pensavo alla strana meravigliosa creatura della famiglia “ Umanoidi “ chiamata “ DONNA “, poi guardai me, grosso esemplare di cernia gigante e mi resi conto che era più saggio dimenticare quello strano essere che nuotava in modo buffo.
Ormai ero a pochi metri dalla breccia della barriera, il varco che utilizzavo come passaggio segreto per le mie romantiche e pericolose avventure.
Entrai con la solita disinvoltura dirigendomi verso luoghi sicuri e conosciuti, luoghi di casa.
Qualche saluto agli amici, valutando la possibilità di raccontargli la mia incredibile avventura, ma decisi subito per il no, troppo ottusi, troppo prevedibili, troppo grigi, nessuno ci avrebbe mai creduto.
Come al solito mi avrebbero rimproverato per la mia fantasia e di vivere troppo nei sogni.
La fame adesso si faceva sentire, in effetti era da molto che non toccavo cibo.
Mentre mi avvicinavo alla mia tana immaginando un succulento banchetto, mi passò accanto l’esemplare di cernia maculata più bello di tutto l’oceano.
Con curve posizionate al punto giusto, una liscia e splendida pelle dorata a chiazze, grandi occhi civettuoli e labbra invitanti dischiuse in un provocante sorriso.
Immediatamente mi voltai all’inseguimento, il mio stomaco poteva aspettare.
Guardavo affascinato il movimento flessuoso delle sue pinne e mi ritrovai già perdutamente innamorato.
L’ acqua adesso aveva un tepore e una limpidezza vergognosa, mentre l’ attività sul fondo era ripresa con il solito ritmo e tutto intorno era piacevole armonia.
Pensai alla straordinaria intensa giornata trascorsa e alla creatura alla quale dovevo la vita, poi con molta tranquillità tornai alla mia realtà.
Chissà quale nome poteva avere quella splendida cernia?
Era meglio invitarla a pranzo, oppure a cena ?
No ! Forse era meglio fare quattro pinnate insieme per conoscerci meglio, però, anche portarla a vedere il flusso della marea sulla barriera corallina, non era una brutta idea.
No ! Troppo intimo come prima volta.
Però, se io . . . . . . .
Autore
walter fabbri
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