grazie papà

L’adolescenza è notoriamente un’età ingrata, che per fortuna passa presto. Quando sei un genitore e ne devi affrontare le problematiche, però, sembra interminabile, lo so, ma soprattutto la scelta più difficile è continuare a dire “No” anche sapendo che si rischia di sentirsi dire: “Tu non mi vuoi bene!” Quante volte ce lo siamo sentito dire dai nostri figli in tono accusatore? E quante volte abbiamo resistito alla tentazione di spiegare loro quanto li amavamo.
Mia figlia Cristina ha sviluppato il principio secondo cui i genitori anziani diventano particolarmente sensibili ai più piccoli capricci delle figlie, In realtà con noi non deve fare grandi sforzi: entrambi ci butteremmo nel fuoco per lei.
E’ arrivata tardi, quando non ci speravamo più ed è cresciuta amata e protetta come tutte le figlie uniche del mondo.
Quel giorno eravamo soli in casa.
Capisco sempre quando mia figlia è sul punto di fare una rivelazione di enorme importanza e poi ero preparato, mia moglie me ne aveva già parlato, senza nascondere una certa preoccupazione.
Se ne stava in silenzio, seduta accanto a me, tormentandosi il labbro inferiore con i denti.
L’esperienza mi ha fatto scoprire la convenienza di aspettare con pazienza, le domande non servono certo a farle aprire bocca, soprattutto quando si hanno solamente 15 anni.
A un tratto, senza preavviso, disse: “cosa si deve fare quando un ragazzo vuole diventare intraprendente?” –
Mi trattenni dal sorprendermi, ci pensai un momento.
“Chi è il ragazzo?,” chiesi infine, “lo conosco”
“ Lo conosci e penso che non ti piace” disse lei.
Antonio, un ragazzo tutto jeans e maglietta, con in testa solo una lunga chioma, era un quindicenne che avevo notato per caso durante l’ultima festa di compleanno in casa nostra.( Non esistevano ancora le discoteche).
Abbigliamento a parte, non era certo servito a migliorare l’opinione che avevo di lui quando, durante la festa, con disinvoltura, usando una specie di megafono, volle attirare l’attenzione. E parlava, parlava….. Mi trovavo in un’altra stanza e non potei fare a meno di constatare che anche nelle frasi di circostanza i congiuntivi non erano il suo forte.
Eccolo il ragazzo di mia figlia: aspetto discutibile e colossale ignoranza.
“Papà, adesso non irrigidirti, eh? Io voglio solo sapere che cosa dovrei fare. Nell’eventualità, capisci? Insomma mi ha detto che si sente attirato, che potrebbe non riuscire a resistere alla tentazione”.
“Quel colossale ignorante e con quella orribile capigliatura, sai che non mi piace” risposi pacatamente.
“Questo lo so, l’ho chiesto a te perché prima ne ho parlato con la mamma: mi ha detto che sono ancora troppo piccola. Continua ad avere gli occhi rivolti all’indietro lei, tu invece, so che sai guardare in avanti, per questo ti chiedo cosa devo fare?”
“Sei ancora troppo giovane per legarti a un ragazzo, ha ragione tua madre”.
“Tutte le ragazze del mio liceo hanno quello fisso. Be! Quasi tutte, io sono considerata una ritardata”.
“No” - le risposi deciso stavolta, - “ non adesso e non con Antonio. Ti butteresti via” – dissi.
Solo più tardi mi resi conto che non mi era venuto in mente nessun altro modo per dirlo, che avevo usato una frase inadeguata e meschina. Nell’intento di aiutare mia figlia a scegliere la sua strada verso la piena femminilità, tutto quello che avevo saputo dire era stato che con Antonio no perché si sarebbe buttata via, avrebbe permesso a qualcuno inferiore a lei di sporcarla.
“In realtà” - disse lei, - “non sono certa di volerlo. Ecco, penso che potresti avere ragione su di lui e quindi se gli lascio fare quello che vuole, allora gli permetto di ricevere da me qualcosa di molto mio, molto intimo, qualcosa che non sono certa di volergli dare. – Si sarebbe buttato via” – disse e si approvò con un cenno della testa.
Non dissi niente, continuai a fare finta di tenere gli occhi fissi sulla TV.
Mi ricordai quando da piccola la mettevamo a terra, le lasciavamo andare la mano, non rispondevamo alle sue suppliche….Perché imparasse a stare in piedi da sola
Ancora oggi mi viene il dubbio se veramente in quel momento importante ho veramente amato abbastanza mia figlia? Non avevo saputo resistere, un pungolo interno e sconosciuto mi aveva spinto a rispondere in quel modo asciutto e categorico; ma forse sarebbe stato meglio rispondere in modo evasivo e lasciare che scoprisse da sola chi era l’amichetto che si era scelto?
Mi venne in aiuto: “grazie papà” – disse solamente e poi scomparve nella sua stanza.
L’indomani a pranzo, presente la mamma, disse che aveva parlato con Antonio e di avergli detto che non voleva fare sul serio con lui e che era sicura di non volerlo frequentare mai più.
“Sei sicura che sia questo che vuoi ?” – le chiesi.
“ Si, sicurissima, “ –disse lei, -“ vi ringrazio sul serio, tutt’e due.
In quel momento avrei voluto gridarle che l’amavo, così come tutti i genitori amano i loro figli. Di più, quando insieme ai “NO” lasciano capire la logica che li spinge a comportarsi in un certo modo, anche quando lasciano vedere la rabbia, la delusione, il disgusto e le lacrime negli occhi.


Autore FRANCESCO RAVENDA

   

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