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Babbo Natale
L’omone dal vestito rosso, dalla barba bianca ed i lunghi capelli sotto il cappuccio, rideva.
Rideva sonoramente tenendosi il pancione con le mani. Sorrideva e distribuiva dolci che si squagliavano in bocca come la neve fresca sulla strada, facendo rimanere in lei un vago sapore di felicità.
Vicino stavano scampanellando tanti sonaglini appesi a quattro autentiche renne che si lasciavano carezzare il morbido pelo, guardando pazienti i bimbi più irrequieti mai sazi dei loro piccoli dispetti.
Infine, dietro le renne, vi era una maestosa slitta piena di pacchi chiusi da nastri che sembravano fili di stelle. Tutti sanno quanto possano essere curiosi i bambini ma nessuno desiderava prendere un pacco se non dalle mani dell’omone che tutti chiamavano Babbo Natale.
C’era chi consegnava letterine imbustate, chi un foglietto accuratamente piegato ed assurdamente non sgualcito, chi dava un bacino sulla barba non riuscendo a trovare spazio sulle rubiconde gote e chi lo abbracciava stretto stretto come a voler assaporare un attimo di intensa tenerezza mista a fantasia.
Una bambina si avvicinò e lo guardò per diversi minuti. Il Babbo Natale le rivolse, dopo numerosi ed irresistibili sorrisi, una parola che nessuno sentì eccetto lei.
La bimba parve non capire, poi si chinò leggermente in avanti per guardarsi le gambe.
Come se fosse stata pressa da un raptus, cominciò a saltellare e correre, gridare e rotolarsi, fare piroette e capovolte.
La strada si fece buia e lurida in un attimo; tutte le persone sparirono compreso il Babbo Natale.
La bambina rimase a guardarsi attorno senza meraviglia, poi, zoppicando con l’unica gamba, si diresse verso casa.
Finalmente sapeva cosa chiedere nella letterina da spedire a Babbo Natale.
Autore
enrico genevois
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